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Vivere sul tetto del mondo

PARTENZA /
domenica 1 marzo 2009
RITORNO /
giovedì 31 dicembre 2009
DESTINAZIONE /
Kathmandu
VIAGGIATORE /
Barbara Monachesi

Kathmandu non è esattamente quel che potrebbe dirsi un luogo rilassante in cui decidere di vivere. Eppure, con il suo labirinto di stretti viottoli affollati, la maestosità dei templi indù e buddisti che fanno capolino in luoghi inconsueti ed i sorrisi dei suoi abitanti, continua da decenni ad affascinare i suoi visitatori. È dal 2005 che vivo a Kathmandu e nessuna delle persone che è venuta a trovarmi sino ad oggi è riuscita a rimanere indifferente di fronte alla inarrestabile vitalità della capitale nepalese.

Apeiron, l’associazione di volontariato per la quale lavoro come responsabile dei progetti in Nepal, ha deciso di mettere a disposizione per i suoi soci delle stanze ad uso foresteria. Creata all’interno dello stesso edificio in cui si trova la sede dell’associazione, nel quartiere di Baluwatar, appena a nord della zona turistica di Kathmandu, “CasaApeiron” è pronta ad offrirsi come punto di osservazione privilegiato per chi intenda partire alla scoperta della città e del paese.

La mattina è facile che a svegliarci sia il tintinnio delle campanelle del tempio di Tudaldevi, fatte vibrare dai fedeli per richiamare l’attenzione della Dea a cui si rivolgono offrendo frutta, incenso e dolci adagiati su un piatto di foglie cucite con stecchi di bambù. Per quanto presto si decida di alzarsi ed avventurarsi fuori, per una passeggiata prima di colazione, l’incessante brulicare della vita, già a pieno regime, non potrà non stupire. Il maestro di yoga che insegna nel campetto da basket ad un passo da casa, ci farà senza dubbio cenno di avvicinarci ed unirci al folto gruppo di dediti seguaci che praticano yoga tutte le mattine, rigorosamente dalle 5,30 fino alle 7. Sono pochi coloro che ho visto resistere a questo inaspettato richiamo. E così, dopo lo yoga ed un’ottima colazione, si è pronti per farsi risucchiare dai ritmi folli di una città che sembra non voler smettere di crescere e popolarsi. Da dove partire per cominciare a conoscere Kathmandu non è una scelta facile. La mattina è senza dubbio il momento migliore per osservare da vicino, in religioso silenzio e doveroso rispetto, le cremazioni che hanno luogo a Pashupatinath, il grande tempio dedicato a Shiva. Ci si può poi dirigere senza fretta nel cuore della città, nella magica Durbar Square, dove diventa d’obbligo una lunga sosta sui gradoni di uno dei templi che svettano al suo interno, per assaporare il movimento che ci circonda.

Osservare i rituali, religiosi e non, che vi hanno luogo, ascoltare il rumore incessante dei mezzi che continuano imperterriti a zigzagare tra i passanti e sorridere degli innocui, ma esilaranti scontri che si avvicendano, per unirsi, infine, ai bambini che si rincorrono tra i templi sacri, può trasformarsi in un passatempo capace di rapirci per ore. A Kathmandu succede spesso: ci si distrae per quello che sembra l’arco di pochi minuti e ci si ritrova ad ammirare già il sole che tramonta. I luoghi da visitare, all’interno delle “mura” della capitale e nell’intera valle sono numerosi, così come gli spunti per inventarsi un’avventura senza precedenti sono inesauribili.
Nonostante siano anni che risiedo a Kathamndu e che il lavoro che faccio mi permette di conoscere aspetti del contesto sociale difficilmente intuibili durante una breve visita, ai miei occhi il piccolo stato himalayano continua a conservare intatto il suo fascino.
La realtà, fatta di esclusione, marginalità e sfruttamento, con cui devo quotidianamente confrontarmi durante la gestione dei progetti di riabilitazione e formazione professionale dedicati principalmente a donne vittime di violenza e discriminazione, non ha scalfito il desiderio di capire, integrarsi ed aiutare che mi ha fatto accettare il lavoro anni fa. Anzi, scoprire che puntando soprattutto sulle donne, da sempre perni intorno ai quali ruota la vita della collettività e come tali veri e propri catalizzatori di ogni cambiamento sociale, si può davvero restituire il futuro ad una famiglia intera, ha contribuito in questi anni a rafforzare il mio impegno.

Condividere gli aspetti meno palesi della vita sul tetto del mondo con chi viene a trovarci, introdurre i visitatori ai progetti che con grande passione portiamo avanti da anni nel paese, aiutarli a rispettare durante la permanenza usi e costumi di una cultura altra, è per me, per noi un grande privilegio.

http://www.apeiron-aid.org/
e- mail: apeiron@apeiron-aid.org.

Barbara Monachesi





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