Nuova Zelanda tra spiagge, geyser e laghi
- PARTENZA /
- lunedì 10 maggio 2010
- RITORNO /
- lunedì 24 maggio 2010
- DESTINAZIONE /
- Auckland
- VIAGGIATORE /
- Marta
Sono le 5 di mattina all’aeroporto di Auckland. Sto aspettando l’aereo che mi riporterà a Melbourne, in Australia, in circa 4 ore. Sono a circa 30 ore di volo dall’Italia.Nella settimana precedente sono stata alla scoperta di alcuni dei luoghi più spettacolari dell’isola nord della Nuova Zelanda, in compagnia di due amici. Il nostro viaggio ha avuto inizio da Auckland, dove siamo saliti per la prima volta sul jump on-jump off bus della Kiwi Experience che ci avrebbe accompagnato per i giorni successivi, insieme alla guida Bud, il suo inglese kiwi incomprensibile e una trentina di altri compagni di viaggio.
Prima tappa è la Corumandel Peninsula con la sua perla, Cathedral Cove, una meravigliosa spiaggia cui si accede dopo una bella camminata tra vegetazione verdissima e scogliere. La giornata non è delle migliori, il mare è grigio, così come il cielo, il vento freddo. D’altronde è maggio, e questa è la Nuova Zelanda. Pernottiamo a Mercury Bay e la mattina presto partiamo alla volta di Rotorua, famoso centro termale cui approdiamo dopo una visita a una miniera dismessa, con tanto di ponti tibetani sospesi. A Rotorua la vera attrazione sono i geyser, getti di acqua bollente che sgorgano dal terreno e disegnano figure di vapore nell’aria fredda. Oggi il cielo è di un azzurro quasi irreale. La serata è ravvivata da una cena in tipico stile maori con annesso spettacolo di haka, la famosa danza dei guerrieri maori. In mattinata ci avviamo verso Waitomo, dove la nostra meta sono le Waitomo Caves, un sistema di grotte visitabili. Decido di visitare anch’io una grotta, nonostante la premessa sia la necessità di lanciarsi all’indietro da cascate di due metri con un solo salvagente di plastica come aiuto. Il freddo che si prova in una grotta umida con l’acqua gelida oltre la vita non è descrivibile, ma la bellezza dello spettacolo dei glow worms che ricoprono per intero la volta di pietra di alcuni cunicoli ripaga della sofferenza. La tappa successiva per il pernottamento è Taupo, la patria degli sport estremi. Il giorno successivo è lasciato libero proprio per dare sfogo alla propria voglia di avventura. La mia compagna di viaggio osa lo sky diving. Io opto per una passeggiata a cavallo alla scoperta delle verdissime campagne neozelandesi, uno spettacolo da film – non per niente in Nuova Zelanda è stato girato Il Signore degli Anelli (alcuni luoghi sono oggi visitabili presso una località chiamata Hobbiton) – con una vista mozzafiato sul grande Lake Taupo. Il giorno successivo è tempo di riprendere la strada verso Auckland, per poi partire alla scoperta dell’estremo nord dell’isola, Bay of Island. Bay of Island è un bellissimo arcipelago di isole che si possono vedere dalla costa. E proprio sulla costa si trovano dei graziosi villaggi nei quali il tempo sembra essersi fermato. Dopo un’immersione così intensa nella natura, è quasi difficile trascorrere un’intera giornata in città, a Auckland. Auckland è una città grande e popolosa. Il suo centro nevralgico è il porto, meta privilegiata per una serata fuori o per una passeggiata sui moli ad ammirare gli yatch attraccati. Quando il caos della città diventa troppo, ottima via di fuga è Rangitoto Island, isola vulcanica di pietra nera. Dopo una faticosa camminata verso la cima del vulcano, la vista su Auckland è spettacolare.
La sveglia suona alle 3, il taxi prenotato ci aspetta per portarci in aeroporto. Oltre agli zaini, ci portiamo indietro un’esperienza meravigliosa e un po’ di rimpianto per non aver potuto passare più tempo in Nuova Zelanda, esplorando l’isola sud. Ma forse ci sarà un’altra volta. Il paradiso terrestre sarà ancora lì ad aspettarci.