Dalmazia, isola di Brac e Spalato

Dalmazia, isola di Brac e Spalato

PARTENZA /
domenica 31 luglio 2011
RITORNO /
martedì 16 agosto 2011
DESTINAZIONE /
Isola di Brac e Spalato
VIAGGIATORE /
Manuela B.

Ecco la cartolina di Manuela, un diario letterario ricchissimo di meravigliose immagini dalla Dalmazia. A noi piace come scrive, per questo vi suggeriamo di leggere d’un fiato anche il suo blog, ParoleSenzaRimedi.

Intanto, seguiamola in viaggio…

Due settimane fuori dalla realtà, in un luogo dove il tempo sembra essersi  fermato. Questa è l’isola di Brac, in Dalmazia.
Dopo un viaggio estenuante  in auto, ecco il mattino radioso di Makarska ci attende per lo spostamento in traghetto, verso Supetar. Una strada tutta curve ci porta a Bol, nel sud dell’isola. Nuvole grandi ci corrono accanto, una brevissima pioggia saluta il nostro arrivo. Sarà l’unica.
Dopo un’ora il paesino - un tempo abitato da soli pescatori e attualmente “contaminato” anche da un certo filone di turismo di lusso - ci appare nel suo splendore di roccia argentea e stradine in salita. Un panino nella piazzetta principale, dove la vita scorre lenta, tra le botteghe e il banco del pesce, gli uomini che giocano a carte (e guardano di storto il mio obiettivo che cerca di rapirne lo sguardo) e via al porto, da cui spunta il caratteristico faro biancoverde.
Finalmente il mare. Giorni di sole sulla spiaggia di Zlatni Rat, la più famosa della Croazia, forse un po’affollata, ma particolare, un lembo di sabbia sbarazzino, affacciato sul blu, patria dei surfisti. Intanto, impariamo a convivere col Maestrale (Brac, lo dice già il nome, è il “Vallo della Brazza”). Lo aspettiamo, ogni pomeriggio, e quando non arriva ci preoccupiamo.

Folla a Zlatni Rat

Dopo alcuni giorni di vita isolana ci sentiamo a casa. Passeggiamo all’ombra degli ulivi, raggiungiamo nuovi angoli. Si fa presto a percorrere il paese in tutta la lunghezza, abbagliati dal bianco della roccia.
Un cimitero si affaccia sul mare. Bel modo di passare l’eternità, penso, mentre scendo verso la spiaggia sabbiosa. L’acqua è generalmente fredda, ma cristallina.
Un giorno traghettiamo verso la costa, decisi a visitare Spalato. Mi sorprende.

Spalato

Il centro storico romano, che si apre abbagliante su una piazza in cui si avverte il respiro della Storia, è bello,  pur nella sua immobilità. Le mura che accolsero l’Imperatore Diocleziano si snodano come un immenso labirinto sotterraneo, intriso di umidità salmastra. L’antico splendore giace sopito, mascherato tra le bancarelle. Appena fuori dalle mura la vita è frenetica, gli scenari sono decisamente cittadini e meno poetici.
Si sente ancora la ferita della guerra. Aperta, dolorosa. I crolli, dovuti alle bombe, non sono stati ancora completamente riparati . Pensiamo a questo, in silenzio, mentre torniamo a Brac.
Decidiamo di esplorare l’isola.

Mouvrica

Via terra, con una mountain bike, affrontiamo la salita sterrata fino a Mourvica, un paradiso di rocce ed agave, piccola perla tra le perle. Scendiamo, incontriamo qualche turista che si lamenta per il divieto al nudismo.
Il nudismo, già. Bol è anche questo. Le spiagge in cui si riuniscono insospettabili naturalisti sono le più belle, anche se non abbiamo il coraggio di rimanervi, colti un po’ dal pudore e da molto imbarazzo.
Via mare, con una piccola imbarcazione a motore presa a nolo, l’isola appare ancora più bella, con le sue creste rocciose e la macchia mediterranea.

ZlaniRat vista da VidovaGora

Dall’alto poi, uno spettacolo. In auto saliamo fino a Vidova Gora, il punto più elevato dell’isola, con i suoi  778 m. Dopo esserci inerpicati su un sentiero sassoso (io, ahimè, con zeppa 14 cm!) lo spettacolo che ci attende è un meraviglioso tuffo nell’azzurro, illuminato dalle luci di un tramonto agostano. Zlatni Rat ci appare un triangolino verde e giallo, i Kite-surf, che da terra ci apparivano spavaldi, non sono che coriandoli di un Carnevale lontano. Il risultato, sì, vale la pena degli sforzi. Una serie infinita di scatti, quasi a voler fermare quell’attimo in eterno, renderlo nostro per sempre.

Milna

Il giorno seguente ci spostiamo verso Milna, piccolissimo villaggio di pescatori, meno noto e frequentato di Bol, che ricalca l’influenza storica della repubblica di Venezia con piccoli, celati, dettagli architettonici. Gli edifici più antichi sonnecchiano nella loro apparente decadenza. La gente, silenziosa, sosta negli angoli, con un ritmo decisamente più lento di quello a cui siamo abituati. Più ci si allontana dal mare, più il terreno sassoso ed arido prende il sopravvento. Mi immagino una donna, subito dopo la guerra, che lascia la sua patria, per non ritrovarla mai più. Sento questa storia e mi intristisce un po’. Ma è un attimo, il panorama torna a rapirmi.
I giorni si susseguono veloci, tra bellissimi chiari di luna sul mare smeraldo, mentre abbiamo modo di apprezzare le specialità locali (su tutti, i gustosi cevapcici e la palacinka, golosità sopraffina ) e stupendi scorci. Ci accompagna  il vento, lo conosciamo, sappiamo che ce ne porteremo un po’ dietro per sempre.
Purtroppo è giunto il momento di tornare.
In un giorno radioso salutiamo l’isola, con la Dalmazia nell’anima.

Manuela Bosio @Mallarmeana_mb





LOGIN

CATALOGO